ARCHIVIO INCONTRI:
︎︎︎ METAMORFOSI BRUCO-FARFALLA


CATERPILLAR-BUTTERFLY METAMORPHOSIS

Sabato 19 giugno 2021



Sabato 19 giugno 2021 alle 18.45 presso l’azienda agricola Vanessa Cardui, sotto il grande ulivo, abbiamo celebrato il miracolo delle tante metamorfosi che popolano la terra e il cielo, insieme al collettivo Aterraterra, all’amante delle farfalle Salvatore Varco e all’attrice Patrizia D’Antona. Le metamorfosi raccontate sono state tante, in nome della biodiversità, dai semi ai frutti, dal bruco alla farfalla, dal divino all’umano nei miti greci.

On Saturday 19 June 2021 at 6:45 pm at Vanessa Cardui farm, under the imposing olive tree, we – with the Aterraterra Collective, the butterfly-lover Salvatore Varco and the actress Patrizia D’Antona – celebrated the miracle of the many metamorphoses that populate earth and sky. In the name of biodiversity, many were the metamorphoses retold: from seed to fruit, from caterpillar to butterfly and, in Greek myth, from divinity to humanity.


L’orto della biodiversità
di Collettivo Aterraterra

L’orto della biodiversità è un progetto di coltivazione che mette al centro le piante e le relazioni che intercorrono tra esse e altri esseri viventi e non. Vediamo le nostre forme di agricoltura come disseminazione di piccoli ecosistemi dove l'umano, consapevole della sua posizione antropocentrica, tenta di entrare in relazione con la biodiversità naturale nel modo meno gerarchico possibile. Ciò comporta un’osservazione attenta e un rispetto delle piante e di tutte le altre forme viventi e non-viventi già presenti nello spazio che diventano parte di una pratica agricola veramente ecosostenibile e sempre meno human centered.

Durante la residenza nell’azienda agricola Vanessa Cardui abbiamo creato un piccolo spazio insieme alle varie forme di vita che abitano il terreno, creando un micro ecosistema di simbiosi e relazioni. Per sostenere la biodiversità abbiamo inserito, nell'ecosistema di relazioni di partenza, ortaggi antichi che rischiano di scomparire a causa dell'uso sempre più massivo di varietà che si trovano in commercio e faremo crescere un piccolo orto-ecosistema come complesso di relazioni in divenire. Questa fase iniziale è diventata il primo passo verso la riproduzione di semi antichi da distribuire in futuro nel territorio. Durante la residenza abbiamo anche iniziato a scrivere le prime note di una sorta di futuro manifesto della filosofia ecologica e relazionale di “Aterraterra”.



The Garden of Biodiversity
Aterraterra Collective

The Garden of Biodiversity is a horticultural project revolving around plants and the relationships that entwine them with other beings both living and inanimate. We see our form of agriculture as the dissemination of tiny ecosystems in which humanity, suspicious of its own anthropocentrism, attempts to engage with natural biodiversity in the least hierarchal way possible. This implies attentive observation of plants’ behaviour and respect for the plants themselves, as much as for other forms of life and organic matter in the surrounding space, which become part of a truly sustainable and ever-less human-centred agricultural practice.

During our residence at the
Vanessa Cardui Farm, we created a little space in concert with the other forms of life inhabiting the same terrain: a micro-ecosystem of symbioses and relations. To support that biodiversity, we introduced time-honoured crops – crops now at risk of extinction on account of the ever-more diffuse cultivation of commercial varieties – into the set of ecosystemic relations that preceded us. We will continue to nurture this little garden-ecosystem by way of becoming: a garden as a developing network of relationships. In turn, this initial phase is to be the first step toward the reproduction of ancient seeds, which will be duly distributed throughout the territory. During the residency we also began to compose the first draft of a sort of future manifesto of the ecological and relational philosophy of ‘Aterraterra’.


Le metamorfosi della farfalla Papilio Macaone
di Salvatore Varco

La farfalla del Macaone, presente in tutta Europa, vola nell’area mediterranea da febbraio a ottobre, fino a quando le temperature ambientali si mantengono miti e comunque superiori ai 20°C. Gli adulti volano di fiore in fiore alla ricerca di nettare che darà le energie necessarie al loro splendido volo, contribuendo così all’importante opera di impollinazione delle piante. La femmina deposita le uova sulle foglie delle sue piante nutrici affinchè il bruco, appena nato, possa trovare subito il suo cibo preferito: aneto, anice, carota comune e selvatica, cicuta, ferla, finocchio comune e selvatico, ecc… tutte piante della famiglia delle ombrellifere. Le uova piccole quanto un granello di sabbia, inizialmente di color giallo, col passare del tempo vireranno via via sul nero e nel giro di 5-7 giorni nascerà un piccolissimo bruco anch’esso di color nero e piccolo quanto la punta di una matita. Poiché i bruchi sono privi di scheletro interno, per crescere andranno incontro a diverse mute durante le quali cambieranno di colore, aspetto e dimensione: da essere più piccoli di un millimetro e completamente neri, crescendo muteranno al bianco-nero, poi al bianco-arancione-nero, per poi trasformarsi in bruchi giallo-verde-arancioni, fino alla muta finale in cui saranno grandi oltre 5 cm di colore verde intenso con puntine arancioni.
La crescita del bruco durerà circa 4 settimane, dopodiché smetterà di alimentarsi e andrà alla ricerca di un luogo tranquillo in cui trasformarsi in una crisalide che potrà essere di colore giallo o verde, per meglio mimetizzarsi con l’ambiente circostante e in questo stato resterà in attesa della sua metamorfosi finale: la farfalla (o imago). Questa è la fase più delicata perché la crisalide, priva di zampe o ali, incapace di muoversi e fuggire, sorretta da un sottilissimo filo di seta, dovrà restare immobile alla mercè di predatori, parassiti, tempeste, alluvioni, venti, incendi, altro… per un periodo di tempo che potrà variare da una decina di giorni (primavera/autunno) a parecchie settimane o mesi (estate/inverno) prima di potere trasformarsi finalmente in una farfalla. Senza dubbio, questa è anche una delle fasi più enigmatiche e magiche del regno animale perché nessuno sa cosa ancora succede dentro quella crisalide; è un mistero che affascina l’umanità da millenni: l’attesa della metamorfosi finale della crisalide, ci rivela in tutto il suo splendore l’essenza stessa della delicata bellezza della natura, sopra le ali del magnifico volo di una farfalla.



The Metamorphoses of the Papilio Machaon
Salvatore Varco

The common yellow swallowtail – the
papilio machaon – present throughout Europe, appears throughout the Mediterranean from February to October, for as long as ambient temperatures remain clement – above 20°C, at any rate. Adults flit from flower to flower in search of the energising nectar that that their splendid flight requires, and thereby serve the vital function of pollination. The female deposits her eggs directly onto the leaves of their chosen plants so that their newborn are immediately furnished with their preferred diet: dill, anise, wild and domesticated carrot, wild and domesticated fennel, giant fennel and so forth; all of them members of the apiaceae family.

The eggs, small as a grain of sand, yellow at first, darken eventually to black. In the space of 5 to 7 days, a tiny caterpillar emerges, it too black, as small as the point of a pencil. Since caterpillars are bereft of an internal skeleton, the infant swallowtails pass through a series of moults throughout their growth, during which they change colour, appearance and size: from being less than a millimetre in length and completely black, they pass through black-and-white phases, then white-orange-black, before transforming into yellow-green-orange caterpillars prior to the final moult, at more than five centimetres in length and boasting an intense green coloration with orange highlights.

The caterpillar’s growth lasts four weeks, until it ceases to feed and proceeds in search of a quiet place to transform once again, into a chrysalis. This might be yellow or green, the better to camouflage itself against the surrounding environment. In a dormant state, it awaits its final metamorphosis: the butterfly (or the imago). This is its most delicate phase, since the chrysalis – wingless, legless, unable to flee or even to move, suspended by the finest silken filament – has no choice but to remain stationary and at the mercy of predators, parasites, storms, floods, winds, fires and other misfortunes for a period of time that can vary between ten or so days (in spring or autumn) to many weeks or even months (summer or winter) before it can finally become a butterfly.

Without a doubt, this is also one of the most enigmatic and magical phases in the animal kingdom, since no one knows what takes place inside that chrysalis. It is a mystery that has fascinated humanity for millennia: the chrysalis’ long final wait reveals to us, in all its splendour, the very essence of nature’s delicate beauty, enshrined in the magnificent flight of a butterfly.



Coltivare la memoria
di Patrizia d’Antona

La metamorfosi del bruco, seppur meravigliosa, rappresenta una rozza analogia se paragonata al potere dell’essere umano di elevarsi ad una natura superiore. Ma l’uomo moderno, condizionato a soddisfare livelli sempre più alti di bisogni materiali, ha perduto il suo istinto sovrabiologico, non ha più interesse a questo processo di elevazione, perché è scomparsa in lui la memoria della sua origine divina! Ma il processo di evoluzione è inevitabile per gli esseri umani: è solo una questione di tempo! Anche ai più barbari e feroci competerà prima o poi l’umanità… si costituirà infine una comunità di esseri viventi la cui missione sulla Terra sarà esclusivamente quella di “coltivare” l’amore.



Cultivating Memory
Patrizia d’Antona

A caterpillar’s metamorphosis, however marvellous, constitutes a crude analogy to the human capacity to elevate itself to a higher nature. But modern humanity, accustomed to the demands of its ever-escalating material needs, has lost its super-biological instinct; it has no further interest in this pursuit of elevation, because the memory of its divine natural origins has wasted away! But evolutionary processes are inevitable in human beings: it is only a matter of time! Even the most philistine and brutal amongst us will sooner or later find their humanity. In the end, we will constitute a community of living beings whose common purpose on this earth is reserved to the ‘cultivation’ of love.